IN MORTE DI UN SINDACALISTA - nessunoescluso
 

IN MORTE DI UN SINDACALISTA

IN MORTE DI UN SINDACALISTA

IN MORTE DI UN SINDACALISTA


“questo di tanta speme oggi mi resta!
straniere genti, l’ossa mie  rendete
allora al petto della madre mesta”

 
C'è da sorridere tra compiacimento e amarezza, nel riflettere sul fatto che se si rileggessero oggi le parole scritte negli anni 70 da dirigenti sindacali come il compagno Marinetti che allora bollavamo come "destri", potremmo trovarci di fronte a concetti che gli attuali dirigenti della Cgil non esiterebbero a definire (se si omettesse  la paternità)  ideologici e demagogici. Non perché in quegli anni le parole in Cgil si usassero   "a vanvera". Al contrario di ciò che accade oggi, dove il peso delle parole, come quello dei documenti, è più leggero di una piuma e più effimero della luce di un fuoco d'artificio, a quel tempo persino le virgole erano pesanti e pesate. 
Detto ciò vorrei proporre una personalissima riflessione. In questi ultimi anni, ricostruendo a ritroso le vicende, e soprattutto le cause, che hanno portato il movimento dei lavoratori nell’attuale drammatica situazione senza diritti esigibili e troppo spesso calpestati nella propria dignità, mi sono convinto che le radici di tutto ciò partono proprio da quel periodo dove al timone della Cgil c'erano Lama e Marinetti.  I padroni non sono gentiluomini con i quali è   possibile alcun tipo di scambio ragionevole.  Abbiamo concesso la moderazione salariale e loro si sono presi il contratto nazionale.  Abbiamo consentito la cancellazione del collocamento obbligatorio e loro ci hanno imposto voucher e lavoro a chiamata. Abbiamo concesso flessibilità e loro hanno sradicato l'articolo 18. Abbiamo concesso la produttività e loro hanno scatenato la guerra tra poveri.  
Ci dividono 35 anni da allora.  Anni su cui riflettere molto per rispondere alla cocente sconfitta che abbiamo subito.  Se abbiamo perso solo una battaglia o anche la guerra dipenderà solo da noi, dalla capacità di ridare al mondo del lavoro una rappresentanza forte e cosciente dei propri compiti e delle proprie responsabilità. 
Negli anni 70 non eravamo geneticamente diversi da oggi. Per capire cosa è successo basterebbe ricordare le parole di Marx, semplici quanto efficaci: " Non è la coscienza degli uomini che determina il loro essere, ma è, al contrario, il loro essere sociale che determina la loro coscienza".
Abbiamo permesso che cambiasse il contesto sociale ed è cambiata anche la coscienza: non si è solidali in una società individualista, egoista e competitiva.
Sono certo che il compagno Marinetti non voleva tutto ciò.  Ma è successo.  Capire gli errori di quegli anni per riscoprirne i valori credo sia il modo migliore per rendere omaggio ai dirigenti di quello che fu il più forte sindacato del mondo capitalistico non solo per numero di iscritti. 
Maurizio Scarpa
 
PS però vi fu qualche dirigente della CGIL che anche allora intuì i pericoli di quelle scelte.
Mi riferisco al compagno Sergio Garavini troppo presto rimosso dalla nostra memoria collettiva.