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A PROPOSITO DEL "CONTRATTO" DEL PUBBLICO IMPEGO

A PROPOSITO DEL "CONTRATTO" DEL PUBBLICO IMPEGO


Di Maurizio Scarpa
 
L’accordo sottoscritto dai segretari CGIL, CISL e UIL con la rappresentante del governo Renzi  semplicemente non è un rinnovo del contratto di lavoro. Ma un “accordo quadro” che genericamente definisce linee guida e cosa ci piacerebbe fare. E’ tanto palese che persino la segreteria nazionale della FP Cgil è costretta ammetterlo. Per i “ contratti” occorrerà aspettare molto e non tutto è così scontato.

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IN MORTE DI UN SINDACALISTA

IN MORTE DI UN SINDACALISTA

In morte di un sindacalista
“questo di tanta speme oggi mi resta!
straniere genti, l’ossa mie  rendete
allora al petto della madre mesta”
 
C'è da sorridere tra compiacimento e amarezza, nel riflettere sul fatto che se si rileggessero oggi le parole scritte negli anni 70 da dirigenti sindacali come il compagno Marinetti che allora bollavamo come "destri", potremmo trovarci di fronte a concetti che gli attuali dirigenti della Cgil non esiterebbero a definire (se si omettesse  la paternità)  ideologici e demagogici. Non perché in quegli anni le parole in Cgil si usassero   "a vanvera". Al contrario di ciò che accade oggi, dove il peso delle parole, come quello dei documenti, è più leggero di una piuma e più effimero della luce di un fuoco d'artificio, a quel tempo persino le virgole erano pesanti e pesate. 
Detto ciò vorrei proporre una personalissima riflessione. In questi ultimi anni, ricostruendo a ritroso le vicende, e soprattutto le cause, che hanno portato il movimento dei lavoratori nell’attuale drammatica situazione senza diritti esigibili e troppo spesso calpestati nella propria dignità, mi sono convinto che le radici di tutto ciò partono proprio da quel periodo dove al timone della Cgil c'erano Lama e Marinetti.  I padroni non sono gentiluomini con i quali è   possibile alcun tipo di scambio ragionevole.  Abbiamo concesso la moderazione salariale e loro si sono presi il contratto nazionale.  Abbiamo consentito la cancellazione del collocamento obbligatorio e loro ci hanno imposto voucher e lavoro a chiamata. Abbiamo concesso flessibilità e loro hanno sradicato l'articolo 18. Abbiamo concesso la produttività e loro hanno scatenato la guerra tra poveri.  
Ci dividono 35 anni da allora.  Anni su cui riflettere molto per rispondere alla cocente sconfitta che abbiamo subito.  Se abbiamo perso solo una battaglia o anche la guerra dipenderà solo da noi, dalla capacità di ridare al mondo del lavoro una rappresentanza forte e cosciente dei propri compiti e delle proprie responsabilità. 
Negli anni 70 non eravamo geneticamente diversi da oggi. Per capire cosa è successo basterebbe ricordare le parole di Marx, semplici quanto efficaci: " Non è la coscienza degli uomini che determina il loro essere, ma è, al contrario, il loro essere sociale che determina la loro coscienza".
Abbiamo permesso che cambiasse il contesto sociale ed è cambiata anche la coscienza: non si è solidali in una società individualista, egoista e competitiva.
Sono certo che il compagno Marinetti non voleva tutto ciò.  Ma è successo.  Capire gli errori di quegli anni per riscoprirne i valori credo sia il modo migliore per rendere omaggio ai dirigenti di quello che fu il più forte sindacato del mondo capitalistico non solo per numero di iscritti. 
Maurizio Scarpa
 
PS però vi fu qualche dirigente della CGIL che anche allora intuì i pericoli di quelle scelte.
Mi riferisco al compagno Sergio Garavini troppo presto rimosso dalla nostra memoria collettiva.
 
 
COSA VORREI DAL 2016

COSA VORREI DAL 2016


di Maurizio Scarpa

Esattamente nulla. 
Perché credere che un nuovo anno, cosi  come la befana, possa portarci qualcosa di buono è ancor peggio che sperare che la propria vita possa essere cambiata dalla vincita alla lotteria. Almeno quest’ultima , una volta su un milione, accade.  L’attesa della divina provvidenza è solo disperazione. In ogni luogo si sentono solo dei “lamenti”: sul treno o al bar, dove si lavora o per strada, in un  negozio piuttosto che allo stadio. Persino, e direi soprattutto, negli ambienti politici. Attimi di umana lucidità e poi, di nuovo  la testa china, in attesa  del nuovo anno.
Eppure basterebbe poco: alzare la testa tutti insieme nello stesso attimo. Guardarsi e prendere coscienza che siamo noi che possiamo portare qualcosa al nuovo anno. 
Possiamo studiare.  E capire quale droga ci ha ridotti a derelitti, disposti ad accettare la totale mancanza di dignità e cultura.
Imparare a lavorare insieme . E scoprire che teste e braccia possono fare molto di più che digitare un tasto.
E dopo un po’, quando avremo di nuovo preso confidenza con lo studio e con il lavoro comune,  sarà come avere imparato di nuovo ad andare in bicicletta: solo pedalando si sta in piedi.
Allora compagne e compagni pedaliamo, con fatica costanza e caparbietà senza più smettere di pedalare.
Qualche volta tirando la volata, molto più spesso facendo umilmente il lavoro indispensabile del gregario, senza mai abbandonare il gruppo.
Forse  è vero che le citazioni spesso nascondono la mancanza di idee proprie.
Cambiare il mondo “è la semplicità che è difficile da farsi”.  Ma io non trovo parole più adatte per dirlo meglio.
Difficile, tanto difficile, perché è proprio quella cosa che puoi fare solo tu e non puoi delegarla a nessun un altro.
Proprio come quando di notte ti scappa e non vorresti proprio alzarti. Non puoi delegare questo compito a nessuno, e se continui a sognare rischi di fartela addosso. Poi non lamentarti se sei nella merda.
Gennaio 2016
Maurizio Scarpa
MA DOVE E' FINITA LA COALIZIONE SOCIALE?

MA DOVE E' FINITA LA COALIZIONE SOCIALE?

La Fiom “la butta in politica” ma a premessa non fa il suo mestiere, cioè contribuire alla costituzione di un sindacato di classe e conflittuale.
Paradossalmente nella nascente “coalizione sociale” manca il soggetto principale: il sindacato confederale, generale e di massa. E se mi è consentito aggiungerei anche di classe. 
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NON BASTA DIRE SCIOPERO

NON BASTA DIRE SCIOPERO

A proposito di scioperi che non portano a nulla

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CONTINUA LA TRUFFA DELL’INFORMAZIONE  IN MERITO AL...

CONTINUA LA TRUFFA DELL’INFORMAZIONE IN MERITO AL JOBS ACT


continua la truffa del Governo e Informazione sulle norme e gli effetti del Jobs Act.
Purtroppo rimane la cruda realtà che ci dice che crescerà nel paese la precarietà del lavoro e la disoccupazione. Nel frattempo diminuiscono da subito diritti e democrazia
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LE MENZOGNE SU TASSE E PENSIONI

LE MENZOGNE SU TASSE E PENSIONI

DI MAURIZIO SCARPA
In questi anni la destra politica e sociale è riuscita a imporre la propria  egemonia sul tema delle pensioni rendendo plausibile all’opinione pubblica i tagli e le riduzioni dei diritti.
Per difendere il sistema previdenziale pubblico occorre  “smontare” tra i lavoratori e le lavoratrici le false verità  propagandate  dai vari governi  che si sono succeduti, da Berlusconi passando per Monti- Bersani, per arrivare a Matteo Renzi.
Volendo fare un breve sintesi delle  molteplici menzogne ne prenderemo in considerazione per adesso solo tre. 
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OTTOBRE 2014
INPS:Il governo: evasore contributivo, truffatore,...

INPS:Il governo: evasore contributivo, truffatore, strozzino

di Maurizio Scarpa

Grande enfasi è stata data alla notizia che la grande INPS, che oggi unifica il sistema previdenziale del lavoro pubblico con quello privato, ha un bilancio in deficit di quasi 10 miliardi di euro.

Assolutamente vero, peccato che i pennivendoli dei grandi mezzi di comunicazione omettano di dire quali sono le cause di questo deficit, informando che il responsabile è lo Stato che per decenni, nel ruolo di datore di lavoro, non ha mai versato i contributi dei propri dipendenti.continua

PENSIONI, FONDI INTEGRATIVI E FUTURO DEI GIOVANI

PENSIONI, FONDI INTEGRATIVI E FUTURO DEI GIOVANI

di Maurizio Scarpa
UNA COMPAGNA LEGGENDO L'ARTICOLO ALLEGATO HA FATTO QUESTA CONSIDERAZIONE CHE RIPRENDE UN'IDEA MOLTO DIFFUSA TRA I SOSTENITORI DEI FONDI PENSIONI PRIVATI PREVISTI DAI CONTRATTI NAZIONALI 
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per leggere l'articolo citato cliccare qui
ALL'ALLARME BANCA ITALIA
FAZIO, GRAMELLINI, ovvero il buonismo

FAZIO, GRAMELLINI, ovvero il buonismo

Di Maurizio Scarpa

Incipit:
“Se fai finta di essere buono, il mondo ti prende molto seriamente. Se fai finta di essere malvagio, il mondo non ci crede. È sbalorditiva la stupidità dell'ottimismo.” Oscar Wilde 
Il merito
"In Italia i fascisti si dividono in due categorie: i fascisti e gli antifascisti."
Io non so in che contesto e perché Ennio Flaiano abbia pronunciato una simile frase, che comunque giudico demenziale.
Ma che il sig. Gramellini si permette di utilizzarla oggi, nel novembre 2014, equiparando il leghista Salvini ai ragazzi dei centri sociali che difendevano magari anche un po’ artigianalmente un’idea di società dove siano banditi i campi di concentramento per Rom, omossessuali, antifascisti, ebrei, giornalisti e se vogliamo esagerare anche per i comunisti.
Al sig. Gramellini dedico una poesia di Bertolt Brecht e una citazione di Pietro Nenni

“Prima di tutto vennero a prendere gli zingari. E fui contento perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei. E stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, ed io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c'era rimasto nessuno a protestare.”

“non dimentichiamo che i giovani estremisti sono il portato storico di quanto di autoritarismo vi è in ogni sistema sociale, in ogni società organizzata. Guai a vent’anni si ragionasse con la mentalità di uno che ha ottant’anni come me.”

E non basta a rimediare la chiosa finale cercando di dare un colpo al cerchio e uno alla botte facendo finta di criticare il partito unico del mostro di Firenze con il miliardario Arcore.
E' Il teatrino dei mezzi di comunicazione di cui Gramellini fa parte che sta lanciando Salvini come simpatico e fotogenico nuovo leader della destra xenofoba, e non certo i ragazzi dei centri sociali che al contrario dobbiamo ringraziare per avere ancora la coscienza di cosa sia il l’autoritarismo e il razzismo.

Al sig. Fazio dedico invece la medaglia alla faccia di bronzo per aver sponsorizzato il libro, alla presenza del silente sig. Gramellini, dell’impresentabile Signorini, direttore di CHI, dissertando sul valore del gossip.

All’inizio per esigenze sceniche “l’annusapatte” si scusa del titolo del suo giornale ancora in edicola che del gustare un gelato della Ministra Boschi ne fa una battuta da bar sport contro la donna Boschi. Ma come mai il sig. Fazio non ha mandato in onda L'intervista al medesimo personaggio che in un intervista a Mediaset di qualche giorno fa, rispondendo ad un maestro del giornalismo dal nome Belpietro nella quale lo stesso a domanda precisa , dichiara senza alcun tentennamento che non si pente di quel titolo, e con tono sbeffeggiante, aggiunge, nemmeno per sogno.
E per concludere il livello della professionalità del “bravo” presentatore si tenga presente questa perla presentando l’intervista ad Ermanno Olmi sulla pima guerra mondiale.
“Di una guerra che sappiamo pochissimo….”

novembre 2014

 


24 ottobre  e 14 novembre due grandi occasioni per...

24 ottobre e 14 novembre due grandi occasioni per unificare il mondo del lavoro". Intervista a Scarpa (Usb)

di Fabio Sebastiani

In questo vuoto di iniziativa provocato da Cgil, Cisl e Uil, sembra proprio che la responsabilità del sindacalismo di base sia doppia…

E’ chiaro che essendo Usb oggi il sindacato più strutturato porta sulle sue spalle una reponsabilità enorme. Anche perché siamo in una fase in cui Cgil Cisl e Uil, che hanno accettato le politiche economiche e sociali degli utlimi governi, devono continuare a stare al gioco dell’austerity. Renzi sta solo facendo il lavoro finale di un lungo attacco ai diritti per destrutturare tutto il mondo del lavoro. Nessuno dei governi che si sono succeduti negli ultimi anni ha cambiato i provvedimenti economico–sociali dei precedenti. E questo la dice lunga su cosa ci sia dietro alla facciata degli esecutivi di palazzo Chigi. E’ evidente che questo è un compito quasi storico per il sindacalismo di base. Le forze in campo sono impari, ma noi non abbiamo alternativa se non quella del conflitto. Intanto, anche soltanto per offrire ai lavoratori consapevolezza di quello che sta accadendo.
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IL LEADER DEL LE SENTINELLE IN PIEDI E' STATO TRA ...

IL LEADER DEL LE SENTINELLE IN PIEDI E' STATO TRA I FONDATORI DEL PD

IL LEADER DEL LE SENTINELLE IN PIEDI E' STATO TRA I FONDATORI DEL PD 

Molti militanti ed iscritti del PD preferiscono ipocritamente guardare al lontano passato piuttosto che ad un poco onorevole presente. Travolti dalla pochezza del rottamatore ora è bene che prendano atto che tra i soci fondatori del loro partito vi è il promotore delle SENTINELLE IN PIEDI . Mario Adinolfi. A lui la parola: 
«Io, co-fondatore del Pd, dico che quella delle Sentinelle in piedi è una battaglia di sinistra» Confesso a Dio onnipotente e a voi fratelli. In premessa confesso. Ho le mie colpe. Ho contribuito a far nascere il principale partito della sinistra italiana, sono stato candidato alla segreteria nazionale alle primarie fondative (eravamo in cinque, non sono neanche arrivato ultimo, ma quarto) di quel Pd veltroniano nel 2007; ne ho scritto lo statuto, ne sono stato dirigente e pure parlamentare."
ma Adinolfi non è il solo ex dirigente a promuovere il movimento delle Sentinelle in Piedi. sentite cosa scrive la nota teodem Binetti "Le violenze e le intimidazioni che vedono protagoniste varie sigle della vasta galassia Glbt sono innumerevoli e negli ultimi mesi si stanno concentrando in particolare contro le Sentinelle in Piedi, un'associazione di cittadini la cui attività di difesa e promozione della dignità della persona, della famiglia fondata sull'unione tra un uomo e una donna e della libertà di espressione si svolge con veglie silenziose nelle piazze, sempre nel pieno rispetto delle opinioni e delle idee altrui;" Non parliamo di ex di 10 anni fa, ma sino al febbraio di quest'anno risiedevano nel gruppo parlamentare del PD. Non solo il signor Adinolfi indovinate chi ha sostenuto alle primare. Ovviamente appoggia Matteo Renzi nella candidatura alle elezioni per la premiership del centrosinistra. Poi si incazzano se uno dice che il PD è un partito di Destra
Ma in che società siamo ridotti a vivere?

Ma in che società siamo ridotti a vivere?

Ma in che società siamo ridotti a vivere? Una società che monetizza la discriminazione, la prevaricazione, il ricatto. Quanto mi costa compiere un’ ingiustizia? Tre mensilità? Sei giovane, vali poco; la tua schiavitù la posso comprare con poco. Un anno di stipendio? Sei vecchio, mi costi di più ma ne vale la pena. Ti sbatto fuori e mi prendo uno schiavo più giovane, più prestante e produttivo. Sei donna e hai avuto l’ardire di andare in maternità? Quando torni, lascio passare sei mesi e poi a casa senza rottura di palle di congedi e permessi... Sei malato. E pretendi di stare nella mia fabbrica? Io ho bisogno di gente che lavora!
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a proposito della proposta "Oltre Sel, una leaders...

a proposito della proposta "Oltre Sel, una leadership collettiva"

Nulla di nuovo sotto il cielo. Il solito appello all'unità, a parole negando il politicismo, nei fatti riproponendolo. "Tornare nel sociale" dovrebbe essere la parola d'ordine, ma la strada per arrivarci che ci indica è la manifestazione "della fiom e della Cgil " dimenticando che la Cgil non è la soluzione del problema ma parte del problema avendo assunto la centralità dell' impresa e condiviso le scelte economiche e sociali dei Governi Monti Letta e Renzi. ( a meno che non si considerino 3 ore di sciopero contro la riforma fornero opposizione). Certo, è innegabile che la sinistra o torna nei luoghi di lavoro o non rinascera mai. Rientrare nei luoghi di lavoro non significa aprire sportelli del patronato, ma dare rappresentanza politica e sociale al lavoro dipendente partendo dalla semplice premessa che non esistono interessi comuni tra capitale e lavoro, anche quando si è costretti a far e mediazioni. E senza un sindacato conflittuale e di classe non si rientra nei luoghi di lavoro. Infine mi pare che nascondersi dietro la foglia di fico della Fiom per dare dignità politica alla manifestazione della Cgil non aiuti a fare chiarezza. La manifestazione è della Cgil ( di cui la fiom è solo una categoria seppur importante) con le sue parole d'ordine e la sua piattaforma dove da nessuna parte viene chiesto il ripristino dell'articolo 18(svuotato dalla Fornero), o il non pagamento del debito, vera causa della macelleria sociale in atto. Come la locomotiva può esprimere tutta la sua potenza solo se si muove su due binari, altrimenti deraglia, cosi un soggetto di rappresentanza del lavoro deve nascere sulla ricostruzione sia di una organizzazione politica sia una organizzazione sindacale. Tutti i tentativi fatti dall'Arcobaleno a Ingroia, compresa Sel, sono fallite perché senza radicamento sociale. Certamente la Fiom è una risorsa importante di questo progetto organizzando la principale categoria del settore manifatturiero, ma finché accetta di stare dentro la gabbia della Cgil, alla fine, anche se contro la sua volontà, va nella direzione che decide chi ha in mano la gabbia. Strano infine che un senatore di opposizione non citi l'unico sciopero generale indetto contro il governo Renzi, indetto da USB per il 24 ottobre. Giusto per confermare l'attenzione al "sociale" e il rifiuto del politicismo. Detto questo compagni e compagne, ora al lavoro ed alla lotta.


questo è l'articolo del Manifesto che ha ispirato il commento
Condominio Cgil

Condominio Cgil

Il termine “condominio”, riferito alla CGIL, lo ha sdoganato la stessa segretaria generale Susanna Camusso. Il solo il fatto che Susanna C. abbia sentito il dovere di porsi il quesito se dirige un condominio o una casa comune è un evidente segnale che lo stato di salute dell’organizzazione di corso d’Italia non sia proprio eccellente. Si aggiunga che la risposta al quesito è contenuta nello stesso comunicato stampa “questo è il male che ci attraversa”.

“Il condominio ha porte chiuse, l’assemblea è litigiosa, discute per quote di proprietà, se qualcuno decide può mettere anche la porta blindata”. Una fotografia così impietosa, fatta da chi ne è a capo, descrive efficacemente la vita interna di quello che fu il sindacato di Di Vittorio.

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LA MAGGIORANZA DELL’ELETTORATO HA BOCCIATO RENZI E...

LA MAGGIORANZA DELL’ELETTORATO HA BOCCIATO RENZI E IL SUO GOVERNO

Per i mezzi di disinformazione di massa sottacere l'ampio rifiuto degli elettori a esprimere un voto  è funzionale ad enfatizzare il successo del PD, garante oggi della stabilità e del rispetto degli impegni presi con l’Europa.
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La disoccupazione per diffondere precarietà

La disoccupazione per diffondere precarietà

"La disoccupazione non lascia tregua all'Italia e chiama alla prova il governo Renzi. A febbraio il tasso rilevato dall'Istat è volato al 13% (+1,1 punti percentuali sul 2013): il livello più alto sia dall'inizio delle serie mensili, nel gennaio 2004, sia delle trimestrali, a inizio del 1977.”

Questo è l’incipit di un articolo sul sito di Repubblica online. Che la disoccupazione sia un dramma nazionale è innegabile (al pari però della emergenza salariale di cui oggi non parla nessuno, rimuovendo il dato che fette importanti del mondo del lavoro sono sotto la soglia di povertà)

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Adesso è ufficiale: con i contributi delle pension...

Adesso è ufficiale: con i contributi delle pensioni si paga il deficit dello Stato

Da un po’ di tempo conduco una battaglia, in splendida solitudine, per denunciare che il sistema previdenziale gestito dall’INPS è in ottima salute.

Il sistema previdenziale non è assolutamente sull’orlo del fallimento, come spesso affermato dai mezzi di dis”informazione”, in quanto i lavoratori e le lavoratrici dipendenti, sino ad ora, si sono pagati abbondantemente, con i contributi, le proprie pensioni. I contributi non sono tasse, come vengono definiti nelle statistiche giornalistiche, ma salario differito che viene accantonato oggi per essere riscosso domani all’interno di un sistema solidaristico.

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Statuto, statuto delle mie brame, chi è il più cat...

Statuto, statuto delle mie brame, chi è il più cattivo del reame?


Il Fatto quotidiano pubblica "l'interpello dell'iscritta" Camusso Susanna alla commissione Statuto della CGIL per chiedere se siano legittimi eventuali comportamenti (perché si parla del futuro) di Landini Maurizio, segretario FIOM, atti a non rispettare le decisioni del direttivo CGIL.
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DEDICATO A VOI UOMINI E DONNE  CHE AVETE COMBATTUT...

DEDICATO A VOI UOMINI E DONNE CHE AVETE COMBATTUTO IL FASCISMO

Tra qualche giorno sarà il 25 aprile. Un giorno come un altro per una collettività che ha posto in cima dei propri 10 comandamenti  l’ipocrisia (subito dopo la premessa: “non avrai al dio all’infuori di  me ..l’egoismo”).
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I DATI SULLA DISOCCUPAZIONE CHE NESSUNO DIFFONDE

I DATI SULLA DISOCCUPAZIONE CHE NESSUNO DIFFONDE

la drammaticità di una disoccupazione che diventa cronica e che non consente neppure di raggiungere i contributi minimi per avere il sussidio dell’INPS. Dato  che per avere diritto alla mini Aspi occorre avere 13 settimane di lavoro nell’anno precedente (non parliamo dell’ASPI che ne chiede 52 di settimane lavorate nel biennio) , significa che ben il 5 % dei disoccupati  non ha trovato neppure un lavoretto di 13 settimane in un anno per avere questo piccolo sussidio.

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Assemblea autoconvocata delle Rsu a Milano. una oc...

Assemblea autoconvocata delle Rsu a Milano. una occasione mancata

A Milano era annunciata per il 20 dicembre una assemblea “autoconvocata” di RSU per provare a  cancellare la riforma previdenziale voluta da Fornero approvata con il voto bipartisan PD-PDL. Ho voluto parteciparvi perché obiettivo e modalità organizzative (autoconvocata) mi convincevano e mi è parso un buon punto di partenza. Lo svolgimento di questa iniziativa al contrario delle mie aspettative è stato quanto di più triste e deludente ci si potesse attendere. Un incontro tra reduci, assemblando aderenti a ex aree programmatica della CGIL con il gotha di quella che è stata la diaspora delle Federazione della Sinistra. 
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Accordo del 10 gennaio. La "dittatura delle minora...

Accordo del 10 gennaio. La "dittatura delle minoranze"

Il dibattito in corso tra Camusso e la Fiom si sta incentrando esclusivamente sulla questione delle sanzioni contro coloro che promuovono azioni in dissenso agli accordi separati. Questo aspetto è certamente grave, ma non il peggiore.

L’accordo sottoscritto, oltre ad imporre regole autoritarie nella misurazione del consenso, contiene gravi elementi che violano i principi della Costituzione.

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Fuori dalla Cgil, l'importanza della "prima volta"

Fuori dalla Cgil, l'importanza della "prima volta"

È la prima volta nella storia che due dirigenti nazionali della Cgil lasciano l'organizzazione per “andare a sinistra”, scegliendo il maggiore dei sindacati di base per proseguire una militanza che dura da una vita.

Ma questi sono tempi pieni di “prime volte”.

Non si era mai visto un presidente della Camera – per giunta nominato “in quota” a un partito formalmente all'opposizione – usare la “ghigliottina” per troncare il dibattito parlamentare ed evitare così la decadenza di un (mostruoso) decreto governativo, strozzando le non molte possibilità dell'opposizione.

Non si erano mai visti governi nazionali commissariati da organismi sovranazionali che decidono di smantellare il “modello sociale europeo”.

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Cercando il nostro sindacato. Che fare tra crisi C...

Cercando il nostro sindacato. Che fare tra crisi Cgil e svolta autoritaria

La Democrazia in un paese non può svilupparsi a “macchia di leopardo”. Quando si procede verso una svolta autoritaria questa deve permeare tutte le istituzioni, sia politiche che sociali. Il dibattito sulla riforma elettorale colpisce non per la cancellazione della maggioranza delle forze politiche (fatto di per se' già grave), ma per l’assoluta indifferenza che dimostra verso la perdita di consenso dei cittadini verso l'istituzione, con il crescete astensionismo che ormai raggiunge il 50%. Anziché interrogarsi su questo fenomeno, si impongono regole che tolgono il diritto di voto anche ad una parte consistente del paese che vuole ancora esprimere un dissenso attivo. 
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CONTRIBUTO AL DIBATTITO PER LA DEMOCRAZIA NEI LUOGHI DI LAVORO

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Cari compagni, riprendo alcune riflessioni già espresse qualche tempo fa, relative alla democrazia nei luoghi di lavoro che ovviamente impattano con gli accordi sulla rappresentanza sindacale.
Premetto che non vi è da parte mia uno spirito polemico ma sono preoccupato dal fatto che la FIOM, organizzazione non secondaria nella comune battaglia contro la svolta autoritaria politica e sindacale in atto nel paese, sta incentrando la propria polemica prevalentemente evidenziando la questione delle sanzioni contro chi promuove azioni in dissenso agli accordi separati e sugli aspetti legati al valore dell’art. 19. Questi aspetti sono certamente gravi, ma non sono né i soli ma neppure i peggiori. (comunque vi allego in calce un esempio ripreso da un sito internet molto esplicativo di cosa potrebbe accadere su questi temi)*
Questa impostazione il compagno Landini l’ha ripetuto nel Comitato Centrale di sabato scorso, citando esplicitamente come positiva una parte dell’accordo del 31 maggio e 10 gennaio.
Perché se, cito testualmente, “di un accordo sulla rappresentanza, sulla certificazione della rappresentanza, sul diritto delle persone a eleggere una RSU, per evitare gli accordi separati c’è né assolutamente bisogno”, in quell’accordouesta impostazione  “non ci sono solo il punto uno e il punto due, ma ci sono anche i punti tre e quattro che devono essere assolutamente cambiati.” Quindi se la prima parte è condivisa, oggetto della battaglia dovrebbe essere solo la seconda parte contenuta nei punti tre e quattro.
Credo che questa lettura porti a un grave errore di sottovalutazione proprio sulla prima parte degli accordi sulla rappresentanza sindacale che stabiliscono il percorso per le elezioni/nomina dei dirigenti sindacali di posto di lavoro.  Non possiamo dare per scontato che in tutti i luoghi di lavoro si vada al voto per le RSU. La realtà ci racconta il contrario, e Landini non coglie che proprio questo sarà il terreno per delegittimare e disarticolare il gruppo dirigente metalmeccanico. Comunque già oggi solo un’esigua minoranza dei lavoratori e delle lavoratrici vota l’elezione dei propri dirigenti.
Il testo dell’accordo non vincola in alcun modo le organizzazioni sindacali a utilizzare il suffragio universale come metodo democratico (come invece previsto per il lavoro pubblico). Il voto avviene “solo se deciso dalle organizzazioni sindacali che rappresentino, a livello nazionale, la maggioranza del 50%+1”. Quindi nessun automatismo. Al contrario in un altro passaggio è introdotto il diritto di veto. Il voto “potrà avvenire solo se definito unitariamente dalle organizzazioni sindacali aderenti alle Confederazioni firmatarie del Protocollo 31 maggio 2013.”
La cooptazione dei propri dirigenti diviene pertanto l’opzione principale.
Quindi come si valideranno i contratti quando le organizzazioni sindacali impediranno il libero voto dei lavoratori e delle lavoratrici ?
I contratti saranno validi “se approvati dalle rappresentanze sindacali aziendali costituite nell’ambito delle associazioni sindacali che risultino destinatarie della maggioranza delle deleghe relative ai contributi sindacali”
Tradotto dal “sindacalese”, sarà il numero degli iscritti al sindacato a determinare il quorum per imporre il contratto “erga omnes” a tutti gli interessati. Un esempio chiarisce l’incredibile filosofia di quest’accordo. Nel terziario (settore che ho seguito per un decennio) gli iscritti sono circa il 6% del totale degli addetti. L’adesione ad un accordo di uno o più sindacati che detengono “tessere” pari al 4% dei lavoratori e lavoratrici darà valore universale al Contratto sottoscritto.
Per richiedere il referendum occorre raccogliere firme pari al 30 % degli aventi diritti, e perché il voto sia valido devono votare il 50+1 % degli aventi diritto.
Pe chiarire in un’azienda di 100 dipendenti con quindici iscritti al sindacato, uno o più sindacati che insieme hanno otto iscritti può validare con la propria firma un accordo generale, ma per chiedere il voto occorrono trenta firme e perché il risultato sia valido, devono votare cinquantuno addetti. I numeri e le proporzioni tra firma e consultazione parlano da soli.
Analoghi esempi possono essere fatti nell’artigianato, negli alimentaristi, edili etc.
Siamo quindi a un’evidente “dittatura” della minoranza.
Coerenti a questa filosofia sono quindi le sanzioni nei confronti di chi lotta contro gli accordi (ma come riporta l’esempio anche a cancellare ripensamenti), impedendo ogni dissenso e annullando anche l’ultimo brandello di democrazia.
Per questo l’accordo sottoscritto, che impone regole autoritarie nella misurazione del consenso, contiene gravi elementi che violano i principi della Costituzione.
Consente che piccole minoranze firmino accordi imposti a tutti senza la verifica del consenso. Dato che la battaglia per la democrazia è la strada maestra per far rinascere un Sindacato di classe, autonomo e rappresentativo non è il caso che anche noi commettiamo errori di analisi e valutazione.
MAURIZIO SCARPA
*Prendiamo ciò che accade tutti i giorni nella contrattazione: una rappresentanza sindacale fa in un’azienda un accordo sull'orario di lavoro, introducendo il notturno, il sabato e la domenica come giorni normali di lavoro (21 turni settimanali). L'accordo viene approvato dalla maggioranza dei rappresentanti interni e diviene esigibile. Dopo qualche tempo i lavoratori entrano in sofferenza perché l'orario è troppo penalizzante e chiedono modifiche per poter conciliare meglio tempi di vita e di lavoro (o banalmente per poter recuperare di più).
I rappresentanti sindacali si rivolgono all'azienda per poter contrattare le modifiche loro richieste, ma questa si oppone e si richiama all'esigibilità dell'accordo. A quel punto o si rispetta tutto, mettendo evidentemente in forte discussione il rapporto con i lavoratori, o si dichiara sciopero per poter smuovere l'azienda, sapendo però che si verrà sanzionati a livello pecuniario o attraverso la riduzione dei diritti sindacali. Neanche l'organizzazione sindacale esterna può fare nulla perché, anche se non avesse partecipato alla trattativa e non avesse firmato l'accordo, sarebbe obbligata anche lei a rispettarlo, pena le sanzioni.
 
 
 
TRE RAZONES DE AMOR

TRE RAZONES DE AMOR

articolo pubblicato su Trajabadores  organo della centrale sindacale cubana CTC
10 febbraio 2014


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CONFESSO ANCH'IO PORTO LA MAGLIETTA DELLA SALUTE

CONFESSO ANCH'IO PORTO LA MAGLIETTA DELLA SALUTE

Di Maurizio Scarpa
Dopo più di 50 anni anch’io oggi devo fare il mio “coming out”. E non si tratta né di marmellata né di nutella.  Ma della maglietta bianca della “salute”. E’ da quando ho l’età della ragione che la porto. Ero convinto che fosse un fatto mio, che agli altri non fregasse nulla, e invece oggi la maglia della salute è sbattuta in prima pagina dal Corriere della Sera,
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A PROPOSTITO DEGLI EMENDAMENTI AL DOCUMENTI CONGRESSUALE CGIL DI CAMUSSO

leggendo questo post mi è venuto in mente questa frase di Antonio Fogazzaro
"In guerra e in amore sono le ritirate che scatenano le avanzate."
Spero tanto che abbia ragione.... ma credo che la nostra realtà sindacale sia solo un "piccolo mondo antico".... con un glorioso passato ma senza futuro

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IN RICORDO DELLA MORTE DEI FRATELLI CERVI
Finalmente ho trovato una ragione per ricordarmi cos'è successo il 25 dicembre. Non dimenticarmi mai di come può essere cattiva la belva umana quando è egoista, ignorante, fascista. Il 25 dicembre potrebbe diventare la giornata dell'intelligenza, della solidarietà, del saper vivere collettivo, contro tutte le ipocrisie buoniste.
Questo sì che potrebbe essere un bel augurio.
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NON ROMPIAMO LE RIGHE

A PROPOST DELLA SCONFITTA ELETTORALE
Lo dico perché sono profondamente convinto che questa fase storica richieda un lavoro certosino per
cambiare profondamente alla radice la cultura dominante nel paese. I dati elettorali ci dicono quanto siamo
isolati tra la gente sul piano della rappresentanza politica
di Maurizio Scarpa
3 marzo 2013
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A PROPOSITO DI LAVORO DOMENICALE

sulla questione delle aperture delle attività commerciali nei giorni festivi e domenica una breve neta che fa chiarezza sulle normative e sui comportamenti di chi a parola dice di contestate la ,liberalizzazione
di Maurizio Scarpa 

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A PROPOSITO DELL'APPELLO CAMBIARE SI PUO'

11 novembre 2012

di Maurizio Scarpa

cari compagni care compagne

per qualche tempo mi sono preso un periodo di distacco dalle "grandi" questioni per riprendere la mia attività sindacale/politica partendo  dalla mia vita quotidiana, quella di impiegato dell'INPS. La cosa mi ha gratificato molto,  perchè di fronte alla decadenza e alla corruzione del sistema partitico generale ed in qualche caso anche in casa sindacale, ho avuto la gioia di constatare che non è  così tra la nostra gente. Alle ultime due assemblee che si sono tenute nella mia agenzia di rovereto hanno partecipato tutti i lavoratori e le lavoratrici. Eppure nell’ultimo anno i miei colleghi non avevano avuto mai il piacere di vedere, nella loro sede, la presenza di un sindacalista, ricevendo però quotidianamente almeno una mail per sigla sindacale. E anche questo è segno del nuovo modello che avanza.

Passato questo anno sabbatico però riprendo  cercando, spero con tutti voi, di coniugare il particolare con il generale. 

C’è  molto da fare.  Occorre innanzitutto  impedire che, dopo Berlusconi, e Monti,  arrivi il terzo direttore d’orchestra senza cambiare la musica.

Occorre prepararsi al congresso della CGIL che dovrà segnare la rinascita di una sinistra sindacale che, in sintonia con un nuovo progetto politico, sappia costruire la rinascita della CGIL che, a causa dell’attuale linea politica, ha ormai cambiato strutturalmente il proprio DNA.

In queste settimane ho letto di compagni che invitano a votare alle primarie perchè  “Bersani, oggettivamente ha ridato un segno laburista e socialdemocratico al Pd.” Perché “vuol provare ad archiviare la fase del governo Monti e con esso la stagione fallita del neoliberismo. “ ed altri aggiungono” Solo un governo di centro-sinistra può tentare di porre un argine a questa situazione. Forse. Le altre alternative sono tragiche per i lavoratori e la qualità della democrazia.” E per questo firmano la carta d’intenti del PD che vincola tutti sul programma e al rispetto degli impegni internazionali (“assicurare il pieno sostegno, fino alla loro eventuale rinegoziazione, degli impegni internazionali già assunti dal nostro Paese o che dovranno esserlo in un prossimo futuro” quindi anche al rispetto della lettera della BCE del 2011 e al pareggio di bilancio in costituzione;

Ogni posizione è legittima e sarà il tempo il miglior giudice. Ma già  analoghe filosofie in CGIL, sostenute  dalle medesime soggettività politiche, hanno prodotto che alla fine nella più grande organizzazione di massa si è imposto il pensiero unico del PD.

Certamente in qualche singolo compagno “più dell’onor potè il digiuno” e faremmo torto alla sua intelligenza se non comprendessimo quanto incide nelle scelte la ricerca di una dignitosa fine carriera.

Attenti però a liquidare superficialmente queste posizioni politiche con un epiteto o come marginali.  Esse vanno prese in seria considerazione perché sono oggi il principale ostacolo da superare per coinvolgere il popolo di sinistra nella costruzione di un nuovo soggetto alternativo alle forze che sostengono il governo Monti.

Dobbiamo combattere l’ accettazione passiva del meno peggio, del “non abbiamo alternativa”. Non sottovalutiamo la regressione culturale che anni di sconfitte hanno prodotto a sinistra. Lo sanno bene quei compagni che ancora cercano di svolgere con dignità il proprio lavoro di sindacalisti e si scontrano con l’abbandono dei vecchi e l’analfabetismo politico dei giovani delegati.

Convinto come sono che oggi l’ossigeno per rianimare il movimento dei lavoratori, sia in politica sia nel sindacato, parta dalla rinascita nel nostro paese di una opposizione, non solo sociale, ma anche istituzionale, mi auguro che nel percorso di costruzione del soggetto politico  che mi sembra stia nascendo,  proposto con  l’appello “cambiare si può”, possa trovare concretezza lare rappresentanza al lavoro.

Se vogliamo ridare fiducia, dobbiamo saper coniugare il “sogno” della politica con la battaglia quotidiana per migliorare le condizioni materiali.

Pensare globalmente agire localmente si sarebbe debbo un tempo.

Quindi rappresentare il lavoro significa avere una idea di nuovo modello di sviluppo, ma anche un proposta concreta che:

·         quale mercato del lavoro ipotizziamo per impedire l’uso indiscriminato del precariato, rivendichi un reddito di cittadinanza, sia per i disoccupati che per gli occupati, che non può essere in nessuna forma sotto la soglia di povertà.

·         anziché  premiare gli straordinari si blocchino i licenziamenti, redistribuendo il lavoro: lavorare meno lavorare tutti. (ovviamente ripristinando l’art. 18)

·         faccia entrare nei luoghi di lavoro la democrazia con l’elezione diretta dei rappresentanti sindacali e con il referendum sugli accordi

·         garantisca la gratuiticità di tutti i servizi pubblici, (sanità e scuola in primis) per il reddito medio da lavoro dipendente

Ovviamente un programma di un soggetto politico  dovrà essere molto più ampio ed articolato, ma se non ricostruiamo le condizione perché il mondo del lavoro riprenda forza e ruolo politico, nessuna vera speranza di sconfiggere le pratiche neoliberiste  sarà possibile.

Oggi nei luoghi dove lavoriamo non siamo cittadini ma sudditi perché sotto il ricatto del signorotto di turno.

Ed in questa condizione come è possibile rialzare la testa? Cambiare si può, ma solo se abbiamo idee ed obiettivi chiari: e ci imponiamo un minimo di coerenza sapendo che lavoriamo su tempi lunghi.

Altrimenti amici come prima ma non perdiamo tempo.

 

 

ART. 18 E MERCATO DEL LAVORO L'ENNESIMA BATTAGLIA PERSA DELLA CGIL


di  Maurizio Scarpa 
Non condivido il il giudizio positivo espresso dalla segreteria della CGIL sul provvedimento del governo relativo all'art. 18.
Scollegare poi questo giudizio da una valutazione d'insieme sul nuovo mercato del lavoro dove la precarietà, sotto tutte le forme, è dichiarata strutturale al modello economico e sociale, è politicamente irresponsabile.
Da oggi tutti saremo precari, perchè anche il contratto, solo nominalmente, a tempo indeterminato, può essere interrotto in ogni momento, come già accade per le aziende sotto i 15 dipendenti, rendendolo quindi sempre a tempo determinato.
Giusto 10 anni dopo la grande manifestazione del 23 marzo del 2002,  padroni e governo si sono ripresi la rivincità ed hanno raggiunto il loro obiettivo di svuotare l'art. 18 dello statuto dei lavoratori, cancellando la norma che sino ad ora ha reso nulli i licenziamenti senza giusta causa o giustificato motivo. I padroni che vorranno licenziarti dovranno solo non essere così stupidi da scrivere nella  motivazione che ti cacciono perchè  sei loro antisimpatico. Tutto il resto, compreso il sempre verde "voglio guadagnare di più"  dovrà solo essere accompagnato da un indennizzo economico. ( D'altronde già oggi le lettere di licenziamento, chi le ha ricevute lo sa,  cominciano sempre con unipocrito " siamo spiacenti di doverLe comunicare...). Quindi se uno si dichiara in premessa "spiacente" avrà certamente un giustificato motivo!
Non voglio aggiungere nulla a quello che troverete scritto nei documenti che allego,  dove tre esperti, Franco Focareta-Giovanni Alleva- Bruno Pezzarossi tolgono ogni alibi ai fautori in CGIL e nel PD della grande vittoria sull'art. 18.
La conoscenza anche tecnica dei provvedimenti è fondamentale per fare controinformazione tra i lavoratori e le lavoratrici. Per questo nei prossimi giorni dobbiamo continuare ed approfondire le analisi e socializzare le conoscenze.
A tale proposito vi allego i testi estratti dal sito dell'INPS che illustrano ciò che questo ente eroga attualmente come ammortizzatori sociali e sostegno al reddito.
Comparando l'esistente con ciò che verrà approvato dal Parlamento si può facilmente comprendere come se da un lato si tolgono i diritti (art. 18 e precarietà) dall'altro si va verso una contrazione anche del sostegno al reddito, già molto misero e limitato nel tempo.
 
Non dobbiamo dare per persa la partita anche se ormai sono anni che sul terreno del mercato del lavoro subiamo pesanti sconfitte senza che vi sia una reale opposizione ne politica ne sociale.
Se il PD ha contribuito a scrivere i testi su art 18 e precarietà la CGIL sta dimostrando la totale subalternità a questo partito e conseguentemente alle scelte del Governo Monti. In meno di un anno abbiamo visto la CGIL firmare l'accordo del 28 giugno, documenti con Confidustria che chiedevano la parità di bilancio in Costituzione,  accettare passivamente la riforma delle Pensioni con un allungamento di 7 anni della vita lavorativa. Ed ora siamo all'ammaina bandiera sulla difesa dell'art. 18.
E tutto ciò senza che su nulla vi sia stato uno straccio di consultazione tra i lavoratori e le lavoratrici.
anche per questo vi propongo di sottoscrivere questo appello promosso da delegati e delegate.
per aderire potete andare a:
 
 
Occorre ridare voce e protagonismo ai diretti interessati. Non c'è altra strada per risalire la china.
 

 

ARCHIVIO

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NON BASTA CAMBIARE GOVERNO OCCORRE CAMBIARE IL MODELLO ECONOMICO


Dopo la manovra emanata per decreto ai primi di agosto, arrivano puntuali come tutte le sciagure  le modifiche   "scodellate" questa volta dal pensatoio di Arcore. 
Un "bunga bunga" giocato questa volta con il lato B dei soliti noti: lavoratori, pensionati, i redditi bassi che usufruiscono dei servizi pubblici.
Non possiamo che  ripetere ciò che avevamo già scritto: i soliti noti che pagano la crisi per questa classe politica, per il capitale finanziario, per i padroni sono sempre gli stessi: "milioni di italiani ed italiane, prevalentemente lavoratori dipendenti e pensionati, ma anche disoccupati, precari, giovani ed anziani,  a cui, sempre, viene imposto  di farsi carico delle sorti del paese. Mentre per altri, si prevede un "lasciapassare" che non scalfisce le loro condizioni  economiche e sociali.
Una manovra iniqua, pesantissima, con carattere di forte autoritarismo, profondamente antidemocratica che intacca persino la Costituzione...." Le modiche di Arcore non fanno che peggiorare il giudizio. Bene fa la CGIL a parlare di golpe. Ma dove c'è un colpo di Stato c'è un regime autoritario, e forse troppo a lungo la più importante organizzazione dei lavoratori ha tentennato senza mettere in campo tutta la forza necessaria per accendere il  conflitto sociale in tutto il Paese. Ed occorre prendere atto che questo governo autoritario ha complici con nome e cognome: Cisl, Uil Confindustria, Confcommercio, ma anche le cooperative che oggi strepitano perché vengono tolte le agevolazioni fiscali,in questi anni hanno firmato tutti gli accordi separati con questo Governo, a fianco di tutti gli altri padroni.
Il 6 settembre deve essere una grande giornata di mobilitazione, ma da subito occorre dare certezza ai lavoratori ed alle lavoratrici che non si tratta di una giornata di lotta "una tantum". Non c'è da cacciare solo  un governo ma da cambiare una intera politica economica e sociale. Su questo la CGIL e i partiti di sinistra devono dire parole chiare. Purtroppo le proposte di cambiamento del PD,  appaiono pannicelli caldi nella difesa dei lavoratori e totalmente in linea con le richieste della finanza europea. Questo accompagnato dalla spaccatura sul sostegno allo sciopero della CGIL non  fa certo ben  sperare. 
Bene invece ha fatto la Fiom a  farsi carico, insieme ad alcuni movimenti italiani,  della mobilitazione proposta dagli indignados spagnoli per il giorno 15 ottobre: quella giornata trasformiamola nella giornata della liberazione nazionale: dal Governo Berlusconi e dal berlusconismo, Per la dignità del lavoro, Per la Democrazia.   

31 agosto 2011
Maurizio Scarpa 
Vice presidente del direttivo nazionale CGIL

 

PERCHE' NON SONO D'ACCORDO A MODIFICARE L'ART 18


settembre 2011
di MAURIZIO SCARPA       

 

QUANDO IL GIOCO SI FA DURO.. IL LAVORO INIZI A GIOCARE. SUL SERIO

Approvata la manovra, Napolitano firma, e il 22 agosto 2011 inizia l'iter parlamentare: e c'è chi
ripropone “l'unità  dei responsabili”. Contro questa macelleria sociale serve una grande
mobilitazione prima che venga approvata la manovra
un contributo di Maurizio Scarpa 

- vice Presidente Comitato Direttivo CGIL nazionale 

 

il licenziamento di Maurizio Scarpa dalla Filcams Cgil

CHE FARE


di Maurizio Scarpa
 

La crisi è strutturale, profondamente recessiva, che colpisce alla radice le economie che hanno fatto da locomotiva negli ultimi cinquant'anni.
Come fare in questa situazione una politica di sinistra dentro una crisi che per anni impedirà qualsiasi rivendicazione acquisitiva?
Come attuare una politica redistributiva in fase di recessione?
 

 

ED ORA UNIFICHIAMO LE LOTTE

gennaio 2011
RIFLESSIONI A CALDO DOPO IL REFERENDUM A MIRAFIORI
Unire il mondo del lavoro, unire il mondo del lavoro agli studenti, unire studenti e lavoratori a quella parte di società democratica che non si è arresa al modello neoliberista e autoritario, è la strada obbligata che la Cgil deve seguire.

L’alternativa è la scomparsa del sindacalismo confederale in questo paese, con la vittoria di un modello di relazioni sindacali subalterno, figlio della bilateralità, del collegato al lavoro, con la scomparsa del Contratto nazionale esigibile e cogente.
continua


di Maurizio Scarpa
vicepresidente direttivo Cgil

 

DIBATTITO IN CGIL


L'AREA PROGRAMMATICA "LACGIL CHE VOGLIAMO" E' IN CRISI?
 
il 30 marzo si è riunità la mozione di minoranza della CGIL
La discussione che ha coivolto i delegati al congresso dell'anno scorso è oscillata tra momenti di vera sincerità e alcuni non detti, ma nel complesso ha rappresentato un primo vero e proficuo momento di riflessione sul futuro della mozione.

di Maurizio Scarpa   
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Il documento di Giorgio Cremaschi

 

IL RESPIRO DI ELUANA, L'OMICIDIO DI CIPPUTI


Il respiro di eluana è l'oggetto del desiderio di chi rivendica la difesa della vita solo prima della nascita o nei corpi avvinghiati nelle braccia della morte.
Per questo la dignità della  vita è il vero nemico del movimento per la vita.
L'omicidio sul lavoro non è solo la morte di un corpo, ma l'assassinio di una mente, effetto collaterale  necessario ad aumentare il prodotto interno lordo. 
Per questo sono considerati una "costo" necessaria: per il clero. per Confindustria, per la destra, per i mezzi di comuncazione.

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A PROPOSITO DI POLITICA E LAVORO



DIBATTITO A SINISTRA 
cari Ferrero e Diliberto non mi avete convinto

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di Maurizio Scarpa 

 

CRISI:CHE FARE


di Maurizio Scarpa
 

La crisi è strutturale, profondamente recessiva, che colpisce alla radice le economie che hanno fatto da locomotiva negli ultimi cinquant'anni.
Come fare in questa situazione una politica di sinistra dentro una crisi che per anni impedirà qualsiasi rivendicazione acquisitiva?
Come attuare una politica redistributiva in fase di recessione?